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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.Ricordo del prof. Angelo Giarda*

 

 

SILVIO SAU

Università di Sassari

 

 

 

 

 

 

 

Ringrazio tutti per essere qui oggi, con un saluto particolare al figlio del Prof. Giarda, Avv. Fabio, la presenza del quale rende ancor più vivo il ricordo del grande maestro.

Ringrazio ancora gli altri ospiti che non hanno voluto mancare a questo incontro: il Prof. Spangher, professore emerito di procedura penale dell’Università La Sapienza di Roma e il Prof. Gianluca Varraso, ordinario di procedura penale alla Cattolica di Milano, allievo del Prof. Giarda.

Ringrazio, altresì, per la partecipazione, l’avv. Toto Porcu che ha conosciuto personalmente il Prof. Giarda e avrà modo di illustrare i trascorsi sassaresi del Maestro essendo stato assistente di procedura penale in quel periodo.

 

Il Prof. Giarda ha lasciato una traccia indelebile nell’Ateneo turritano, dove ha insegnato come professore incaricato di procedura penale dal 1971 al 1975.

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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.Peraltro il suo arrivo a Sassari ha rappresentato un momento di svolta nella storia dell’insegnamento della materia processualpenalistica perché è stato il primo professore di procedura penale puro nella nostra Università, e quindi, con il prof. Giarda, come direbbe Carnelutti, la materia processual penalistica si è emancipata dal ruolo di Cenerentola.

Io vorrei avere il vostro permesso per non inoltrarmi in tecnicismi ma, invece, accennare allo spessore umano culturale e scientifico che emerge dalla complessa attività di oltre mezzo secolo del Prof. Giarda: si tratta di qualità rare a trovarsi tutte insieme ad altissimo livello in una sola persona, e spesso difficili a riconoscersi nell’ambito di un lavoro dove il necessario rigore tecnico e scientifico tende a rendere meno evidenti altri aspetti, pur pregnanti della personalità di un giurista.

Ricordo a volte, in qualche caso durante certe lezioni, una battuta memorabile del Prof. Giarda che, in un periodo aspro e difficile della procedura penale in azione ebbe a riassumere il momento contingente più o meno così: beh, è necessario e doveroso che le indagini siano accurate e severe ma, insomma, si può anche evitare di procedere “con la rete a strascico”.

Allora qualcuno sorrise per la battuta, altri masticarono amaro per la critica né velata né leggera di certe … procedure della procedura penale in azione: nessuno, credo, osservò che il giurista, lo scienziato di superiore statura, in realtà richiamava con ruvida efficacia l’attenzione anche sugli “altri”, su quel mondo di persone comuni che neppure potevano comprendere né le forme né le parole né i meccanismi in cui si trovavano coinvolte e spesso travolte.

Adesso, col senno di poi capiamo meglio che cosa il Prof. Giarda volesse significare, quale posizione di umanissimo equilibrio volesse richiamare all’attenzione di tutti, quale sostanza di concreta ed attiva umanità reggesse anche le sue scelte di vita professionale aperta sempre ad un arco significativo di interessi: se si scopre il filo unitario che collega e riconduce ad un senso complessivo tali interessi, si coglie meglio l’aspetto sostanziale delle scelte e del lavoro che hanno sostenuto una vita operosa. E allora la metafora della rete a strascico si manifesta come critica e richiamo ruvido, ripeto, ma tutt’altro che banale a sistemi processualpenalistici che nel concreto della prassi richiamavano in modo severo pratiche che minacciavano di frustrare la funzione processuale della difesa.

Per questo il Prof. Giarda, scienziato del diritto processuale penale trovò anche il modo e tempo per esercitare la professione forense “nella convinzione della fondamentale rilevanza giuridica e sociale della funzione della difesa. È significativo, dunque, anche sul piano etico che la prima monografia del Prof. Giarda fosse dedicata, più di cinquant’anni or sono, ad un tema divenuto attuale molto tempo più tardi “La persona offesa dal reato nel processo penale”; e poi “Avviso di ricevimento e diritto di difesa”; e poi ancora “Persistendo ‘l reo nella negativa nel quale commentava il tramonto dell’antica regola processuale per cui nemo tenetur se detegere rimosso dall’esigenza di estorcere confessioni dall’imputato, con esiti a volte tragici; e di qui lo scoramento nei confronti della crisi di un sistema processuale che si sperava dovesse dare forma a quel “giusto processo” dissipato, invece, tra l’indifferenza di troppi degli operatori del diritto; ed infine, sempre in coerenza con il lavoro di tutta una vita l’attenzione rivolta alla situazione del sistema carcerario nazionale e alle condizioni dei suoi “ospiti”.

Chissà, forse anche il Prof. Giarda ha calato e continuerà a calare anche lui reti a strascico di ben altra natura e tramatura con le quali continuerà a coinvolgere allievi futuri finché si avrà la capacità e l’energia di continuare a seguirne l’insegnamento.

 

 

 



 

* Il presente intervento è stato presentato in occasione del convegno “In ricordo del Prof. Avv. Angelo Giarda Emerito di Diritto Processuale Penale Università Cattolica Sacro Cuore di Milano”, tenutosi a Sassari il 19 dicembre 2022.