Giordano Ferri

Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

 

LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA E IL BATTAGLIONE UNIVERSITARIO. BREVI NOTE *

 

 

Sommario: 1. La Costituzione della Repubblica Romana del 1849. – 2. Pasquale de’ Rossi e il Battaglione Universitario Romano. – 3. I Ricordi del maturo poeta-soldato Filippo Zamboni.

 

 

 

1. – La Costituzione della Repubblica Romana del 1849

 

Il CL Anniversario della Repubblica Romana del 1849 ha segnato, per l’Università di Roma “La Sapienza”, l’inizio delle celebrazioni, divenute ormai una ricorrenza quasi annuale, del Battaglione Universitario Romano, che il 30 aprile 1849 sconfisse i Francesi al Gianicolo e il cui ricordo fu esaltato da Giuseppe Garibaldi, il quale scrisse nel libro I Mille: «Io voglio rammentare i trecento, numero magico anche questo e nulla di più grandioso dei trecento di Leonida e dei trecento Fabi. Mi piace qui ricordare anche i miei giovani trecento dell’Università Romana del 49, che tanto si distinsero nel glorioso 30 aprile di quell’anno»[1].

Ha voluto, dunque, ricordare Garibaldi gli studenti e i professori che militarono nel Battaglione Universitario Romano che combatté prima nel Veneto nel 1848, con la benedizione del Pontefice Pio IX, e poi a difesa della Repubblica Romana nel 1849 la cui Costituzione conserva tuttora per i costituzionalisti e per gli storici del diritto[2] una sua precisa importanza per il modo in cui essa, oggetto di ampio confronto in seno all’Assemblea Costituente, si inserisce nel dibattito istituzionale italiano ed europeo degli anni 1848-1849 e costituisce il modello più significativo redatto in Italia prima della Costituzione della Repubblica Italiana, da essa influenzata quanto alla struttura, alla enunciazione di alcuni principi fondamentali e al contenuto dei diritti e doveri dei cittadini: i lavori della Costituente italiana, con i riferimenti alla Costituzione romana e al pensiero mazziniano, testimoniano la continuità ideale con il Risorgimento.

Seguendo anche gli studi di illustri e autorevoli Maestri come Massimo Luciani[3] e Angelo Antonio Cervati[4], la Costituzione della Repubblica Romana del 1849 è un testo costituzionale rigido che si contrappone nettamente, soprattutto per i suoi contenuti, allo Statuto sardo del 4 marzo 1848, che era stato concesso da Carlo Alberto ai sudditi del suo Regno e che era destinato a divenire, dopo l’unificazione nazionale, la Costituzione della monarchia italiana[5].

I due testi costituzionali si differenziano inoltre, soprattutto per i loro contenuti, per i modelli di ordinamento costituzionali tenuti presente e per tutta una serie di altri elementi che investono problemi politici, sociali e di diritto costituzionale.

La Costituzione romana tende ad affrontare direttamente, senza tante remore o rinvii al legislatore, la definizione dei principi fondamentali che presiedevano all’organizzazione della Repubblica e allo sviluppo del suo ordinamento normativo. Essa propone soluzioni politiche democraticamente avanzate, fissando al livello testuale quei principi che avevano ispirato l’azione dei poteri repubblicani e pone le basi per una più profonda riforma della società romana, anche se, nel corso del dibattito, non sono perduti di vista i problemi istituzionali dell’intera Penisola.

La Costituzione romana ha radici in quei valori repubblicani, laici, democratici e autonomistici, presenti nella cultura politica italiana, che si contrappongono ai principi enunciati dallo Statuto monarchico, se non altro perché lo Statuto è un testo con un’impronta liberale più moderata, che presuppone un ruolo meno forte della norma costituzionale e un carattere meno pervasivo delle sue enunciazioni rispetto al diritto vigente.

Il testo della Costituzione della Repubblica Romana colpisce per le sue concise e sicure enunciazioni normative e si presenta come un atto di fiducia nella possibilità di assicurare, in Italia, attraverso una costituzione scritta, elaborata da un’Assemblea eletta a suffragio universale, un nuovo impulso allo sviluppo democratico e sociale.

Si intendeva avviare un processo che, rompendo con la tradizione delle diverse monarchie e principati allora esistenti in Italia, avrebbe messo il Paese in linea con gli orientamenti di quella parte dell’opinione pubblica europea che proprio negli stessi anni partecipava a un’intensa fase di elaborazione di nuovi testi costituzionali che, al di là degli esiti immediati, avrebbero aperto la via a nuovi sviluppi del costituzionalismo[6].

 

 

2. – Pasquale de’ Rossi e il Battaglione Universitario Romano

 

Le vicende del Battaglione Universitario Romano si intersecano con la formulazione e la vita della Repubblica Romana del 1849 e della sua Costituzione e, non a caso, esso sarà organizzato e comandato dal professore di Diritto Romano Pasquale de’ Rossi[7], sarà composto in gran parte da studenti della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma tra i quali si distinse lo studente del IV anno Filippo Zamboni, che comandava la I Compagnia e che annotò gli avvenimenti di quella stagione con i loro protagonisti nei Ricordi del Battaglione Universitario Romano (1848-1849), edito postumo a Trieste nel 1926.

Ma quale è la cornice storica e quali sono le tappe essenziali della Repubblica Romana? Noi sappiamo, lo ricordo per gli studenti, che due furono gli esperimenti repubblicani a Roma nei tempi moderni: dopo una prima meno rilevante nel 1799, la seconda risulta quella più importante. Siamo nel 1848. Gli Stati italiani e l’Europa sono attraversati da moti rivoluzionari.

Il sovrano dello Stato della Chiesa, papa Pio IX, affida l’incarico di formare un governo a Pellegrino Rossi, che però viene assassinato il 15 novembre. I disordini che scoppiano inducono il pontefice pochi giorni dopo a lasciare la città e a rifugiarsi a Gaeta, ospite di Ferdinando II di Borbone. A Roma intanto si forma una Giunta provvisoria di governo. Il 9 febbraio 1849 un’Assemblea costituente proclama la Repubblica e si comincia a preparare la stesura di una nuova costituzione. A capo del nuovo governo c’è un comitato esecutivo di tre membri: Carlo Armellini[8], Mattia Montecchi[9] e Aurelio Saliceti[10].

Le innumerevoli difficoltà inducono pochi giorni dopo a nominare un nuovo triumvirato con poteri illimitati. Ne fanno parte: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Nel frattempo Papa Pio IX chiede aiuto alle potenze cattoliche. L’esercito di Luigi Napoleone Bonaparte, sbarcato a Civitavecchia, attacca Roma dove è arrivato anche il generale Giuseppe Garibaldi e volontari da tutta la penisola. Dopo una prima vittoria di Garibaldi e la tregua che segue, i francesi si riarmano e attaccano nuovamente la città costringendo alla resa il generale e i suoi uomini. Con il rientro del Papa a Roma e l’abrogazione della costituzione termina l’esperimento della Seconda Repubblica romana [11].

Una delle figure chiave di questo esperimento, rimasto in secondo piano dietro ad altre più celebrate dalla storiografia, è quella del poeta e patriota Goffredo Mameli[12]. Contribuisce fortemente al coinvolgimento di Giuseppe Mazzini a cui fa pervenire il famoso invito “Roma Repubblica, venite”, dopo che lo aveva conosciuto tra il 1847 e il 1848 a Genova, durante i moti. Nel corso dell’esperienza romana assume un ruolo sempre più centrale, diventando l’aiutante del generale Giuseppe Garibaldi. Prende parte alle battaglie in difesa della neonata Repubblica a Palestrina e a Velletri. Nella strenua difesa contro i francesi, cade ferito ad una gamba al Gianicolo il 3 giugno e muore un mese dopo, il 6 luglio, a causa di complicazioni pervenute alle ferite. A lui si deve anche l’Inno d’Italia, rinominato poi Inno di Mameli, composto nel 1847, messo in musica dal maestro Michele Novaro e scelto nel 1946 come inno nazionale della Repubblica italiana.

La Repubblica Romana del 1849 può essere considerata come il momento centrale del nostro Risorgimento. Rotto l’equilibrio politico della penisola, abbattuto il potere temporale dei Papi, esauritasi la guerra regia nelle meschine rivalità dei principi, la rivoluzione italiana assunse, col movimento romano, le sue forme più proprie, quelle cioè di rivoluzione di popolo, per l’emancipazione del popolo.

250.000 elettori degli ex Stati pontifici dettero vita con il loro voto alla nuova Repubblica. Migliaia di cittadini la difesero con valore e con tenacia, contro i molti nemici esterni, primo fra tutti il Papa. L’Assemblea Costituente, ed il Triumvirato, anima del quale era Mazzini, dettero al popolo leggi giuste ispirate alla più pura democrazia, al principio della giustizia sociale, al culto della libertà di ciascuno e di tutti. Questa religione della libertà costituì nei decenni successivi alla caduta, la bandiera spirituale della Repubblica. La Costituzione della Repubblica Romana fu promulgata dalla loggia del Campidoglio a mezzogiorno del 3 luglio 1849.

In questa resistenza a difesa della Repubblica, ebbe un ruolo significativo il Battaglione Universitario Romano e il suo comandante.

Lo stesso Zamboni nei suoi Ricordi, precedentemente annunciati, scriverà che gli studenti elessero Pasquale de’ Rossi comandante del Battaglione, «il nostro amato professore che insegnava diritto romano, vero liberale che fece il possibile pel preparamento del Battaglione e che era sempre pieno di benevolenza verso noi tutti»[13].

Ma chi era Pasquale de’ Rossi? Quale era la sua origine e la sua formazione? Ripercorro dunque brevemente le tappe salienti della sua carriera universitaria anche sulla base degli studi di Vincenzo Pacifici, Michele Colagiovanni, Antonio Masi ed Ester Capuzzo, nonché dalla voce biografica redatta dallo scrivente nel 2012 per il Dizionario Biografico dei Giuristi Italiani editi dal Mulino.

Nato nel 1794 a Vallecorsa in Ciociaria, ove trascorse la sua giovinezza, l’11 luglio del 1820 si presentò al concorso per essere ammesso al “Magistero di gius pubblico e criminale” dell’Archiginnasio. Nel 1828 vinse la cattedra di Testo Civile (Pandette) il cui programma come stabiliva il regolamento era fondato sul richiamare «dove la materia lo richiede le correzioni, che il Diritto canonico ha fatto di parecchie leggi Civili, e tutto ciò che posteriormente al testo romano si è stabilito dalle leggi vigenti».

L’elaborato concorsuale[14] con cui conseguì la cattedra dimostra padronanza delle fonti romane e forza argomentativa con cui ha offerto soluzioni su una serie di problemi sollecitati da una delle regulae contenute nel titolo 50.17 dei Digesta e, in particolare, sul principio, fondamentale nel diritto successorio romano, della incompatibilità fra delazione e successione testamentaria, da una parte, e delazione e successione legittima, dall’altra.

Dopo aver sottolineato l’inderogabilità del principio affermato nel passo di Pomponio[15], passa in rassegna le ragioni che hanno determinato il particolare regime del testamentum militis ovvero di quel testamento privo di formalità rigorose, la cui confezione era consentita oltre che ai militari, anche ai civili che, in tempo di guerra, seguivano l’esercito.

Dunque, sulla base di un passo di Ulpiano riportato in D. 37.13.1 in ordine al regime del testamento compiuto da chi, pur non essendo militare, si trovava in territorio nemico, egli stabilisce che nel testamentum militis si doveva guardare soltanto alla volontà del disponente (una spectatur militis voluntas) e che, sulla base di D. 29.1.37, nel caso della rinuncia da parte di uno degli eredi istituiti con testamento militare, la parte di questo andava agli eredi legittimi, in quanto miles et pro parte testari potest. Il 14 ottobre 1847, a seguito del motu proprio che istituì la Consulta di Stato composta di ventiquattro membri, de’ Rossi venne designato quale rappresentante di Frosinone.

Nel 1848, quando Giovanni Soglia Ceroni divenne capo dell’esecutivo formato da Pio IX, fu nominato per la prima volta responsabile del dicastero della Giustizia; in forza dell’art. 62 dello Statuto fondamentale del governo temporale degli Stati di S. Chiesa, presiedette il Consiglio di Stato, organo competente per il contenzioso amministrativo e per la redazione dei progetti di legge e dei regolamenti, come ricorda Nicola Spano nel capitolo V de L’università di Roma del 1935 che in tal contesto ritrae il pontefice come «affidabile, mite, caritatevole e anche bello ed elegante che si abbandonò a questo fiorire di speranze, allo sbocciare di questa primavera della libertà e il clero, sebbene quasi sgomento, aprì il petto a questa inattesa aria nuova»[16].

Quale Ministro della Giustizia, entrato in vigore lo Statuto del 14 marzo 1848 concesso da Pio IX, a seguito di una petizione presentata dagli ebrei romani al Consiglio di Stato perché venisse riconosciuto il loro diritto a partecipare alla Guardia Civica, de’ Rossi interpretò la disposizione statutaria del pontefice garantendo agli ebrei il godimento dei diritti civili.

Nel maggio del 1848 venne eletto membro del Consiglio dei deputati ove, fautore di un efficace lavoro legislativo più legato a soluzioni realistiche che a grandi progetti utopistici, sottolineò la necessità di riformare i codici e soprattutto di predisporre un codice di polizia. Il 28 gennaio 1849, fu eletto a suffragio universale all’Assemblea nazionale.

Il 13 febbraio però rassegnò le dimissioni dopo essersi opposto alla richiesta di decadenza del potere temporale del pontefice romano ed alla proclamazione della Repubblica, approvata con ampia maggioranza. Nel gennaio 1849, come è stato già detto, con voto unanime degli studenti, era stato nominato appunto colonello del Battaglione Universitario Romano, ricostituito dopo il 1848, per difendere la Repubblica Romana. Con la restaurazione del potere pontificio, de’ Rossi fu epurato dall’insegnamento universitario.

Il perdono di Pio IX, ottenuto il 30 ottobre 1849, gli evitò l’esilio. Il 27 maggio 1851 la prefettura di polizia dispose una perquisizione nella sua abitazione romana ed il ritrovamento di alcuni documenti ritenuti sospetti ne giustificò l’arresto; ma fu rilasciato dopo poche ore. Chiuse gli occhi a Roma il 18 dicembre 1863.

La vita pubblica e privata di Pasquale de’ Rossi si intreccia così inevitabilmente con la storia e il ruolo del Battaglione Universitario Romano, quel battaglione di volontari formato da studenti iscritti all’Università di Roma, lo Studium Urbis o Archiginnasio romano che aveva sede nel “Palazzo della Sapienza”, cioè dell’Università.

Come ha scritto Elio Lodolini – ricordando nella Strenna dei Romanisti del 2012 la nuova inaugurazione della lapide in onore dei Caduti del Battaglione Universitario Romano del 1848-1849 apposta per la prima volta nel 1872 dagli studenti della generazione immediatamente successiva a quella dei volontari del Battaglione e poi apposta sulla facciata della Facoltà di Giurisprudenza dinnanzi a Luigi Frati, allora Rettore, a Antonello Biagini, allora prorettore per la Cooperazione e i Rapporti internazionali cui si deve il ritrovamento della lapide, a Pierangelo Catalano, Responsabile dell’Unità di ricerca Giorgio La Pira del CNR cui si deve dal 1999 la celebrazione della Costituzione della Repubblica Romana e del Battaglione Universitario Romano, a Mario Caravale, allora Preside della Facoltà di Giurisprudenza e al Rettore dell’Accademia giuridica statale di Mosca “Kutafin” – «Quel battaglione combatté valorosamente nel 1848 nel Veneto, contro gli Austriaci, fra le altre truppe inviate da Pio IX – una divisione dell’esercito regolare ed una di volontari – e nel 1849 in difesa della Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio 1849 nell’ex Stato Pontificio dopo la fuga di Pio IX a Gaeta, allora Regno di Napoli.

Ventuno furono gli studenti universitari romani caduti e sessantatré quelli feriti nei combattimenti del 1848 a Cornuda, località celebre per la carica di un reparto della cavalleria pontificia, che si sacrificò quasi integralmente, a Treviso e a Vicenza. Al termine della campagna, parte del Battaglione si diresse a Venezia, ove partecipò alla difesa della città, e parte rientrò a Roma, ove contribuì valorosamente alla difesa del 1849, subendo ulteriori gravi perdite»[17].

 

 

3. – I Ricordi del maturo poeta-soldato Filippo Zamboni

 

I Ricordi del maturo poeta-soldato Filippo Zamboni orientano il lettore nelle coraggiose e anche tristi vicende del Battaglione Universitario Romano, in un contesto che si contrappone all’idea della vecchiaia in quanto parlano di giovani studenti e dei loro ideali repubblicani: scrive non a caso Ferdinando Pasini nella prefazione al volume curato dalla vedova Emilia Zamboni che «È un libro di giovinezza, infatti, questo libro di ricordi benché narrati da un vecchio e confermati da vecchi. Un libro di giovinezza dove l’ideale di Roma sfavilla in tutta la sua pienezza, attingendo alle glorie del passato l’energia per percorrere i tempi avvenire»[18].

L’ideale che percorre tutta la ricostruzione della storia del Battaglione Universitario Romano, riprendendo le parole di Zamboni, è che «è una vera ingiustizia e, se non si fa presto, una ingiustizia irreparabile, che la memoria di tante opere belle, di tanti dolori e di tante abnegazioni e vicende ed esilj, e carceri e rovine di famiglie, e morti per le sofferenze, gli stenti e le ferite tutte conseguenze della parte presa alle campagne venete e alla difesa di Roma e persino i nomi, vadano perduti per sempre collo spegnersi dell’individuo sicchè mai più ai futuri potranno servire d’esempio»[19].

Le descrizioni delle scene di battaglia che sono molte e che investono diversi profili dei caduti permettono di rappresentare attraverso una narrazione quasi pittoresca la fine di questi giovani studenti che si erano volontariamente arruolati. Penso, ma solo come esempio, al ricordo zamboniano dei fratelli Francesco e Alessandro Archibugi che compiono gli studi ad Ancona e si iscrivono all’Università di Roma, Francesco al collegio di filosofia e matematica, Alessandro a quello di medicina e che si arruolano nel Battaglione Universitario Romano come semplici militi comuni e combattono nella giornata del 30 aprile a Roma e il 9 maggio poi a Palestrina.

Scrive Zamboni: «Francesco aveva appena un po’ di calugine sul mento ed era bellissimo ma alquanto basso e tarchiato; Alessandro più alto del fratello aveva il viso roseo. Mi fece impressione l’allegrezza di questo fanciullo tanto lieto della speranza di potersi battere. Esso ballava e cantava canzonette francesi, che credo ancora sentirmi suonare nell’orecchio»[20].

Quando le truppe dell'esercito francese tornarono nei pressi di Roma alla fine di maggio, la possibilità di difesa militare della città si fece critica. Giuseppe Garibaldi, che era a capo della difesa di Roma, inviò il Battaglione Universitario Romano a presidiare la zona nord della città, in prossimità di ponte Milvio e dei monti Parioli. Dal 3 giugno ci furono diversi scontri a fuoco tra i volontari romani e le truppe francesi e nello scontro dell’11 giugno nei pressi di ponte Milvio sia Francesco che Alessandro furono colpiti dai proiettili del nemico, morendo il primo due giorni dopo in una casa privata nei pressi di ponte Milvio e il secondo dopo 11 giorni di agonia presso l’ospedale di Civitavecchia, dove fu ricoverato dalle truppe francesi insieme ai commilitoni Alessandro Orsini e Giulio Cesare Bonafini.

Concludo questa mia relazione con un’immagine, l’immagine della Bandiera del Battaglione Universitario Romano che è poi l’emblema della difesa della Repubblica Romana. Le fasce, nella prima fase della Campagna del 1848, sono tessute in oro e argento, i colori pontifici, ma, dopo la “sconfessione” di Pio IX, come riferisce lo Zamboni, verranno sostituite da tre fasce tricolori sulle quali vengono applicate in nero le scritte che riportano i fatti d’arme del Battaglione; sulla fascia verde: Cornuda 8 maggio 1848 – Vicenza 20-24 maggio e 20 giugno 1848; sulla fascia rossa: Treviso 12 maggio 1848 – Roma 30 aprile 1849; sulla fascia bianca: Battaglione Universitario – Palestrina 9 maggio 1849. Ma quello che più colpisce è la storia di questa bandiera.

Infatti, quando i francesi entrano in Roma da P.zza del Popolo il 3 luglio 1849 e si accingono ad occupare l’Università, lo studente Pieri porge la bandiera attraverso una finestra, a Zamboni, che la stacca dall’asta e la nasconde sotto la giubba. Essi escono poi dalla porta posteriore dell’Università. Qualche giorno dopo, l’asta viene nascosta da Zamboni, Pietro Pieri e il professore di chimica Ratti sotto una trave della soffitta. Zamboni riesce ad allontanarsi da Roma portando con sé la bandiera che sua madre aveva cucito all’interno del suo abito.

Nel 1861 fa scucire la bandiera dalla giacca e la tiene esposta nella sua abitazione fino al 1875 quando Zamboni decide di affidare la bandiera al Comune di Roma, perché essa aveva svolto un ruolo importantissimo nella storia della Città di Roma. Il 15 novembre 1871, da Caprera, Giuseppe Garibaldi scrive a Zamboni: «Mio caro professore Zamboni, leggendo la bellissima e virile vostra lettera relativa alla bandiera del Battaglione Universitario Romano del ’49, io mi sento orgoglioso d’essere italiano e di aver combattuto accanto ai prodi trecento che spiegavano il glorioso vessillo al cospetto dei fedifraghi soldati di un tiranno. Voi la salvaste la bandiera della gioventù italiana, con pericolo della vita vostra preziosa, e certo non potete permettere che essa venga contaminata al contatto del prete, traditore dell’Italia e lenone dello straniero. Per la vita»[21].

 

 



 

* Il presente contributo riprende le parole che ho pronunciato nell’Aula Calasso della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza” il 4 maggio 2023, in occasione della Giornata di studi sulla Repubblica Romana e sul Battaglione Universitario Romano. Ringrazio l’Amico e Collega, nonché Vice Preside Vicario della Facoltà Giuridica romana, Professor Franco Vallocchia, e non solo formalmente ma di vero cuore, per avermi invitato a parlare in un consesso così autorevole dinnanzi a studiosi illustri e a studenti che si affacciano agli studi giuridici.

 

[1] Edizione Nazionale degli Scritti di Giuseppe Garibaldi, III, Bologna 1932, 193.

[2] Per contributi specifici si rimanda a: M. FERRI, Costituente e costituzione della Repubblica romana del 1849, in Diritto e società, 12, 1989, 1, 1-52; D. NOCILLA, Sovranità popolare e rappresentanza negli interventi di Aurelio Saliceti alla Costituente Romana del 1849, in Rassegna storica del risorgimento italiano Anno LXXVI, Fascicolo II, Aprile - Giugno 1989, 231-244; S. CANDIDO, L’idea e il modello istituzionale di Roma in Garibaldi, in Garibaldi, esperienza americana e Repubblica Romana, Sassari 1991, 59-130; S. LARICCIA, La costituzione della Repubblica romana del 1849, in Giurisprudenza costituzionale 1999, 457 ss.; A.A. CERVATI, La Costituzione romana del 1849 ed i suoi principi fondamentali, in Demokratie und Selbstverwaltung in Europa. Festschrift für Dian Schefold zum 65. Geburtstag, Baden-Baden 2001, 369 ss.; J. IRMSCHER, Revolutionsgedenken in Italien, in Index 30, 2002, «Res venit ad triarios». Omaggio a Johannes Irmscher, “Repubblica Romana e rivoluzione”, 143-146; M. COLAGIOVANNI, Pasquale de’ Rossi: insegnamento del Diritto romano e militanza politica, in Index 33, 2005, “Pasquale de’ Rossi e la Repubblica Romana”, 111-118; L. HECKETSWEILER, La partecipazione universitaria francese alle celebrazioni del Battaglione Universitario Romano (2003-2004), in Index 33, 2005, 145-151; P. CATALANO, Premessa all’edizione del tema di Pasquale de’ Rossi per il concorso alla cattedra di Pandette dell’Università romana, in Index 33, 2005, 119-120; M. CELLURALE, Repubblica Romana e studio del diritto (Seminario 2002), in Index 33, 2005, 131-136; M.R. FIOCCA, Costituzione della Repubblica Romana e internazionalismo (Seminari 2003-2004), in Index 33, 2005, 37-140; M. FERRI, I democratici francesi e la Repubblica Romana, in Index 33, 2005, 141-144; G.U. RESCIGNO, La Costituzione della Repubblica romana del 1849, in Il diritto fra interpretazione e storia, a cura di A. Cerri, P. Häberle, I.M. Iarvad, P. Ridola, D. Shefold, Roma 2010, IV, 178 ss.; M. LUCIANI, Dottrina del moto delle costituzioni e vicende della Costituzione repubblicana, in Dalla Costituzione “inattuata” alla Costituzione “inattuale”? Potere costituente e riforme costituzionali nell’Italia repubblicana, a cura di G. Brunelli e G. Cazzetta, Milano 2013, 32 ss.; M.R. FIOCCA, Celebrazioni della Repubblica romana e del Battaglione Universitario romano. 2005-2015, in Index 44, 2016, 433-440; P. CATALANO, Modello repubblicano romano, Costituzione del 1849 e Battaglione Universitario romano. Note introduttive, in Index 44, 2016, 441-445; M. SCIOSCIOLI, Cesare Agostini e il Progetto della Commissione di Costituzione. Modello romano e ideali mazziniani, in Index 44, 2016, 454-458; G. BASCHERINI, L’eredità dell’esperienza costituzionale romana del 1849, in Rivista Associazione Italiana dei Costituzionalisti 1, 2020, 102-125; A.A. CERVATI, I principi costitutivi della Repubblica Romana in una prospettiva europea, in Rivista Associazione Italiana dei Costituzionalisti 2, 2020, 168-185. Per approdi monografici si rinvia da ultimo a: I. MANZI, La Costituzione della Repubblica Romana del 1849, Ancona 2003; I. MANZI – M. SEVERINI, Le pietre della nazione. La Repubblica romana del 1849 e la sua Costituzione, Fermo 2016; M. SEVERINI, La Repubblica romana del 1849, Venezia 2011; D. ARRU, La legislazione della Repubblica romana del 1849 in materia ecclesiastica, Milano 2012; A.A. CERVATI, Costituzione della Repubblica Romana 1849, Macerata 2019. Tra le opere collettanee si rimanda a: L’opera nella municipalità romana durante la repubblica del 1849, in Atti della giornata di studi su La Repubblica Romana nel movimento europeo tra 1849 e il 1849, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Roma, 30 Giugno – 1° Luglio 1999), a cura di E. Capuzzo, ora in Rassegna storica del risorgimento Anno LXXXVI, Numero speciale per il 150° Anniversario della Repubblica Romana del 1849, 1999; Per il CL anniversario della Costituzione della Repubblica Romana del 1849, Collana di testi, documenti e ricerche del Centro per gli studi su Diritto romano e sistemi giuridici del CNR, Materiali I, Roma 1999; Garibaldi e l’antichità. Testi e dizionario storico, a cura di M. Capozza, Collana “Da Roma alla Terza Roma”, Documenti e Studi, Testi I, Roma 2002; La République romaine de 1849 et la France, Textes réunis par L. Reverso. Préface de P. Catalano, Collection Méditerranées, Paris 2008; Constitutions, Républiques, Mémoires: 1849 entre Rome et la France. Actes du Colloque international de Tour, sous la direction de L. Reverso, Collection Méditerranées, Paris 2011.

[3] Oltre all’opera di Massimo Luciani sopra indicata si rinvia da ultimo a: I diritti e i doveri dei cittadini, in Costituzione della Repubblica Romana del 1849 e Battaglione Universitario Romano. Garibaldi, Mazzini e il Popolo russo, a cura di G. Ferri e M.R. Fiocca, Roma 2019, 157-162; La cittadinanza nella Costituzione della Repubblica Romana del 1849, in Costituzione della Repubblica Romana del 1849 e Battaglione Universitario Romano. Garibaldi, Mazzini e il Popolo russo, cit., 163-170.

[4] Oltre ai contributi di Angelo Antonio Cervati sopra indicati, si vuole segnalare: I principi fondamentali, in Costituzione della Repubblica Romana del 1849 e Battaglione Universitario Romano. Garibaldi, Mazzini e il Popolo russo, cit., 81-118.

[5] Si veda da ultimo P. ALVAZZI DEL FRATE, Il costituzionalismo moderno. Appunti e fonti di storia del diritto pubblico, Torino 2007, 59 ss.

[6] Si veda ancora A.A. CERVATI, I principi fondamentali, in Costituzione della Repubblica Romana del 1849 e Battaglione Universitario Romano. Garibaldi, Mazzini e il Popolo russo, cit., 82.

[7] Sulla vita e le opere, come si ricorda anche più avanti, mi permetto di rinviare a G. FERRI, de’ Rossi Pasquale, in Dizionario Biografico dei Giuristi Italiani (XII-XX secolo), diretto da I. Birocchi, E. Cortese, A. Mattone, M.N. Miletti, I, Bologna 2013, 713. Gli studi approfonditi risultano essere quelli di M. COLAGIOVANNI, Pasquale de’ Rossi professore e colonnello nella Repubblica romana del ’49, Roma 2002; ID., Pasquale de’ Rossi. Un professore liberale nella Repubblica Romana del ‘49, Roma 2002; ID., Pasquale de’ Rossi: insegnamento del Diritto romano e militanza politica, in Index 33, 2005, “Pasquale de’ Rossi e la Repubblica Romana”, 111-118; V.G. PACIFICI, Pasquale de’ Rossi: l’uomo, il professore e le pubbliche istituzioni, in Rassegna storica del risorgimento Anno LXXXIX, Fascicolo II, Aprile - Giugno 2002, 163-182; ID., L’Università di Roma nella seconda restaurazione, in Rassegna storica del risorgimento Anno LXXXXI, Fascicolo I, Gennaio – Aprile 2004, 25-46.

[8] Sulla vita e le opere si vedano: R. DE FELICE, Armellini Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 4, Roma 1962, 228-229; M. CALZOLARI, Armellini Carlo, in Dizionario Biografico dei Giuristi Italiani (XII-XX secolo), cit., I, 103.

[9] Sulla vita e le opere si veda E. GRANTALIANO, Montecchi Mattia, in Dizionario Biografico degli Italiani, 76, Roma 2012, 12-16.

[10] Sulla vita e le opere si veda P.G. TRINCATO, Saliceti Aurelio, in Dizionario Biografico degli Italiani, 89, Roma 2017, 694-697.

[11] Si riprende la ricostruzione sintetica ma efficace di Paolo Miele nell’intervista al  professor Gilles Pécout, in onda il 25 maggio 2018 su Rai 3.

[12] Sulla vita e le opere si veda l’autorevole voce di G. MONSAGRATI, Mameli (dei Manelli) Goffredo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 68, Roma 2007, 378-383.

[13] F. ZAMBONI, Ricordi del Battaglione Universitario Romano (1848-1849), Trieste 1926, 7.

[14] P. DE’ ROSSI, Tema per il concorso alla cattedra di Diritto romano (Archivio di Stato di Roma, Università, busta 299), Edizione e note a cura di F. Macino, in Index 33, 2005, 121-125. Sul tema si veda il contributo magistrale di A. MASI, Il testamento militare e l’accrescimento nel saggio di Pasquale de’ Rossi per la cattedra di Diritto romano, in Index 33, 2005, 127-129.

[15] D. 50.17.7 (Pomponius libro tertio ad Sabinum).

[16] N. SPANO, L’Università di Roma, Roma 1935, 260.

[17] E. LODOLINI, Il Battaglione universitario romano e le vicende di una lapide 1848-2011, in Strenna dei Romanisti, 2012, 359-360.

[18] F. ZAMBONI, Ricordi del Battaglione Universitario Romano (1848-1849), cit., XIII.

[19] F. ZAMBONI, Ricordi del Battaglione Universitario Romano (1848-1849), cit., 7.

[20] Così riportato in N. SERRA, Caduti e feriti del Battaglione Universitario Romano, in Costituzione della Repubblica Romana del 1849 e Battaglione Universitario Romano. Garibaldi, Mazzini e il Popolo russo, cit., 261 ss.

[21] Ibid.